Nel frattempo...

Tornare a scrivere nell'era dell'AI.

Sembra passata una vita da quando ho pubblicato l’ultimo post. Un’era geologica, almeno in termini tecnologici.

Mi sono addormentato nell’epoca in cui il serverless era l’ultima trovata cool. E quando mi sono risvegliato, tutti parlavano di intelligenza artificiale.

Ho sbirciato con timore LinkedIn, e nel frattempo erano passati tutti da cloud-qualcosa-expert a senior-agentic-coso. La deriva delle etichette professionali non si è arrestata. E in qualche modo questo mi rassicura.

Eccomi dunque a riaccendere questo sito, dopo anni di silenzio. A riaffacciarmi al mondo.

Cinque anni fa scrivevo della mia volontà e necessità di cominciare a fare piccole scommesse. Poco dopo la pubblicazione di quel post, una delle opportunità che avevo incontrato ha finito per diventare un grosso investimento professionale. Il più grande degli ultimi anni, per me.

Lo è ancora, e spero che continui a esserlo a lungo. Ma, come ogni investitore intelligente sa, a un certo punto è necessario ribilanciare il proprio portafoglio.

Sento ora più che mai il bisogno di tornare a dare spazio a ciò che negli ultimi anni ho dovuto lasciare ai margini: la scrittura, la sperimentazione deliberata e le occasioni di confronto al di fuori del lavoro quotidiano.

Nel riattivare questo sito ho spulciato i post scritti tra il 2018 e il 2021, recuperandone alcuni a cui sono particolarmente legato. Sono fotografie di un percorso, quello da libero professionista, iniziato ormai nove anni fa.

Alcuni di quei testi mostrano la loro età più di altri. Rileggerli è stato come incontrare una versione precedente di me stesso. Eppure mi ha sorpreso quanto mi riconosca ancora in quelle parole.

Nel 2018 scrivevo che «anche in un mestiere fatto di codice e algoritmi, il fattore umano rimane determinante». Riletto oggi, quel post è incredibilmente attuale.

Stiamo attraversando un passaggio epocale. Una trasformazione che porta con sé il crescente timore che le macchine possano soppiantarci persino in ambiti che ritenevamo esclusivamente nostri. Per questo il richiamo a rimanere umani mi sembra ancora più urgente.

Forse è proprio da qui che voglio ripartire, stavolta. Dal capire cosa significhi, oggi, sviluppare software. Capire cosa conti davvero. Cosa valga la pena costruire, perché farlo e per chi farlo.

Ora però stacco. Vado a inventare il mio nuovo job title.