L'umiltà: un vantaggio competitivo

Puntiamo alla perfezione! Siamo super-competenti, forti e capaci... o no? Un po' d'umiltà non guasta mai. Breve riflessione al riguardo.

Diciamocelo chiaramente: noi programmatori/sviluppatori siamo tutti un po’ arroganti.

Già la diatriba su dove si trovi esattamente il confine tra programmatore e sviluppatore ci tiene impegnati da anni, per non parlare degli architect, dei senior architect, degli expert e degli specialist (e chissà quanti altri titoli e definizioni verranno fuori negli anni).

Ovviamente, anche altre professioni sono segnate da questa piaga, ma il nostro caso è notevole. Ognuno se ne sta al sicuro nel proprio microcosmo convinto che il suo codice sia più bello (più elegante, si direbbe); che il “suo” linguaggio sia più potente; che il “suo” framework sia più evoluto.

A volte questo atteggiamento è frutto dell’inesperienza (vedi effetto Dunning-Kruger); in altri casi, della troppa esperienza.

Lo ammetto: capita anche a me. Negli anni, però, ho capito quanto sia inutile ai fini della propria crescita professionale (e soprattutto personale) trincerarsi dietro titoli altisonanti o sciocche prese di posizione.

Ammettere di non conoscere tutto, di avere ancora molto da imparare, non è una scusa per essere mediocri o per lavorare in modo approssimativo. È uno stimolo a fare di meglio. Ad ascoltare. A valutare qualcosa che prima scartavamo a priori.

Umiltà autentica. Che non significa mancanza di autostima, tutt’altro: direi piuttosto onestà intellettuale.

Riconoscere il proprio valore, quello del proprio lavoro (perché no, anche a livello economico) e allo stesso tempo essere in grado di mettersi in discussione, di ammettere i propri errori. Di saper accettare delle critiche (purché costruttive). Per collaborare meglio e crescere continuamente.

Ecco allora che l’umiltà può diventare un vero e proprio vantaggio competitivo. Un tratto personale da valorizzare, che forse ci farà sembrare meno expert, ma anche meno stronzi.